DENTRO UNO STUDIO RADIOFONICO

FotoPost19È davvero singolare trovarsi il sabato sera dentro uno studio radiofonico a Pujehun, capoluogo del distretto con appena un paio di strade asfaltate e un mercato sgangherato. Una piccola stanza, le pareti insonorizzate con gommapiuma e finta pelle, un paio di microfoni in discrete condizioni, un vetro a separare il mixer e la strumentazione di studio. È singolare ma non così inconsueto. Si tratta di un appuntamento mensile, un’ora di radio discussione per fare sensibilizzazione e informazione, ospiti della piccola emittente locale, retta da volontari,Radio Wanjei FM. Il sostegno economico di Medici con l’Africa Cuamm li aiuta ad acquistare il diesel per il generatore che alimenta l’antenna di trasmissione. Questo sabato si parla di ebola e colera, delle similitudini e differenze tra le due malattie. Sono passati oltre 50 giorni dall’ultimo caso positivo d’ebola nel distretto, ma il rischio è ancora presente e a quello si aggiunge il pericolo, che si fa vivo ogni anno in questa stagione, dell’arrivo del colera. Io e Mariangela siamo lì come ospiti silenziosi e lo spazio è tutto di Sister Hawa Kallon e Sister Maber che con maestria parlano alla gente, in krio e mende, la lingua locale, affinché il messaggio arrivi profondo, sfatando miti e spiegando in maniera semplice le regole di comportamento essenziali per difendersi da queste terribili minacce.

Matteo Bottecchia

IN TUTTO IL PAESE SI PARLA DI PUJEHUN

FotoPost18Il Distretto di Pujehun è ormai argomento di discussione in tutto il paese, nella capitale lo si cita costantemente come esempio virtuoso. Complice un po’ di fortuna, assieme agli sforzi messi in atto per contenere l’epidemia, il distretto ha raggiunto un record di assenza di casi positivi d’ebola. L’ultimo caso certificato risale ad oltre 50 giorni fa. Ma l’allerta rimane alta perché le aree limitrofe, il distretto di Bo e la Liberia oltre il confine orientale, producono ancora regolarmente molti casi. La Liberia è stata motivo di particolare preoccupazione, voci di uno scoppio intenso di contagio appena oltre il confine si sono susseguite per alcuni giorni, finché la realtà è stata ridimensionata ad una decina di casi in un breve lasso di tempo. Un episodio che ha comunque spinto le autorità locali ad inviare una delegazione per un incontro di confine, dando prova di grande senso di responsabilità. Sono passi mossi verso una collaborazione transfrontaliera più continuativa che rappresenta un segnale positivo di collaborazione nella difficile lotta contro l’epidemia subdola dell’ebola. Per questo primo incontro Medici con l’Africa ha potuto dare soltanto un supporto logistico, al prossimo già programmato saremo presenti anche noi.

Matteo Bottecchia

Un paese fermo per il Natale

Post17_per le strade della sierraleoneNatale appena passato, ci mettiamo in viaggio dall’ospedale in cui opera Medici con l’Africa Cuamm a Pujehun verso Freetown. Il resto del paese è fermo. Dal 24 dicembre i veicoli commerciali non possono circolare, ovvero nemmeno i mezzi di trasporto con i quali la popolazione normalmente si reca in visita alle famiglie nei periodi di festa.
Chi ha potuto ha preso giorni di ferie a sufficienza ed è partito prima dello stop, gli altri restano dove sono.
Nei distretti più colpiti dall’Ebola non si esce nemmeno di casa e ovunque le celebrazioni religiose del Natale sono ridotte al minimo, consentite con riluttanza.
Il governo della Sierra Leone cerca anche in questo modo di limitare la diffusione del virus, misure drastiche contro la paura che il desiderio di vedere i propri cari dia modo all’epidemia di riprendere vigore nelle aree dove sta lentamente scemando.

Matteo Bottecchia

RICONQUISTARE LA FIDUCIA

Post16_Donne_inattesadellavisitaNonostante la difficile posizione geografica, (confinante con Liberia, Kenema e Bo) Pujehun è uno dei distretti che è riuscito a controllare al meglio l’epidemia e il nostro modello di intervento sarà adottato anche dagli altri. L’epidemia ha visto la notevole riduzione degli interventi preventivi e curativi. Ora, è necessario riavere la fiducia della gente, soprattutto delle fasce a rischio (donne e  bambini). Per qualche mese la popolazione terrorizzata non ha più portato i bambini nelle strutture sanitarie per misurare il peso, per fare le vaccinazioni e per i trattamenti. Anche molte donne in gravidanza hanno preferito non sottoporsi a visite prenatali e al parto assistito.
Medici con l’Africa Cuamm ha ripreso l’attività sul territorio, un team di giovani locali (sponsorizzati da noi) sta facendo una campagna di sensibilizzazione nelle 12 chiefdome e nei villaggi per persuadere la popolazione sull’importanza di tornare a usare i servizi sanitari. Purtroppo in questi ultimi giorni sono aumentate le morti materne, in pediatria cominciano ad arrivare bambini con malnutrizione grave e ci si aspettano epidemie di morbillo, febbre gialla ecc. per la mancata vaccinazione dei bimbi. Adesso è urgente investire risorse nel “dopo ebola” e sul ritorno alle normali attività sanitarie. È una seconda emergenza che vedrà campagne di vaccinazioni, attività fuori dalle unità periferiche di salute direttamente nei villaggi, con impiego di risorse umane e finanziarie. La maggioranza del personale sanitario impiegato nei servizi territoriali è di volontari (che non ricevono salario) e come sarà possibile motivarlo? Sembra sia passata una guerra e tutti sappiamo che il ritorno alla normalità sarà lento e graduale.

Clara Frasson

GLI EBOLA FIGHTERS DI PUJEHUN

Momodu con Chiara e Matteo

Momodu con Chiara e Matteo

Qui a Pujehun arriva la notizia che anche noi siamo “Person of the year 2014”, insieme a tanti altri  Ebola fighters. “Non è l’arma scintillante a combattere la battaglia, ma il cuore del guerriero” riporta la motivazione di Time. Certo un riconoscimento che rende orgogliosi e motiva. Ma se parliamo di combattenti, io vi voglio raccontare di Momodu. Dal 2008 Momodu è l’autista delle ambulanze dell’ospedale di Pujehun dove lavora il team di Medici con l’Africa Cuamm. Ha 30 anni, è nato a Zimmi e poi si è trasferito nella cittadina rurale di Pujehun. Ha 18 fratelli, 12 maschi e 6 femmine, stesso padre e due madri diverse. Anche lui ha due mogli e 3 figli: 3 anni il più grande, sei mesi il più piccolo.

Il padre era autista di mezzi commerciali e così anche Momodu ha intrapreso la stessa attività del padre, abbandonando gli studi dopo la seconda superiore. Quando ha avuto la possibilità di diventare autista di ambulanza, assunto dal Governo, ha accettato subito.

L’ho conosciuto a marzo quando sono arrivata a Pujehun perché guidava l’ambulanza dell’ospedale materno infantile gestito dal Cuamm. Sempre sorridente, solare, e pronto a salire in ambulanza in qualsiasi momento per andare a prendere le donne da trasferire urgentemente in ospedale.
Con l’emergenza ebola, Momodu ha iniziato a guidare con dedizione  l’ambulanza adibita al trasporto dei soli pazienti positivi
 , spostandosi senza sosta per tutto il distretto. Continua a leggere

PAROLE D’ORDINE: SENSIBILIZZARE E FORMARE

Ci stiamo focalizzando sulla messa a regime del nuovo centro di isolamento, Mariangela oggi l’ha organizzato e possiamo già cominciare ad accogliere nuovi pazienti. Abbiamo il nuovo staff al completo, ci rimane il corso di formazione che parte tra pochi giorni. Domani con Mariangela andremo a Zimmi per un altro corso di formazione e per il solito materiale da costruzione, gasolio, cibo da portare. Lì la situazione e’ tranquilla, l’ultimo caso positivo risale al 23 ottobre.
Da domani la task force inizia una supervisione di tutto il distretto, e come Cuamm daremo supporto con macchina, autista e gasolio. La sensibilizzazione e l’informazione, in questo momento, sono fondamentali per creare una rete di comunicazione tra stakeholders, popolazione e autorità distrettuali….

Clara Frasson

UNA BOMBA A OROLOGERIA

Mi scuso se non ho scritto fin’ora. La sera arrivo sempre all’ora di chiusura del generatore che sto ancora lavorando. Cosi scrivo adesso sperando che non arrivino i contractors e gli infermieri a chiedere qualcosa il che si traduce in continue interruzioni. Dalle 6 di stamattina sono stata chiamata per telefono già 6 volte (Zimmi, maternità, holding centre, nuove assunzioni ecc.)
Come sapete il nuovo centro di isolamento è finito, ho cominciato ad assumere il personale con regolare contratto e oggi cominceremo il trasferimento.
In questo momento la paura è che i malati arrivino da Bo e Freetown. Malen, è una bomba ad orologeria, ci sono circa 5000 lavoratori della Socfim che al fine settimana tornano a Bo o in altri distretti. Ho suggerito di chiudere l’entrata e l’uscita da e per Malen ma sembra difficile….
Nel frattempo c’è un focolaio anche a Kono, non succedeva da tempo, ed un altro a Bo: casi in ascesa. Insomma, c’è da stare contenti ad avere un Centro di isolamento nuovo, disponibile, vicino, e fatto a regola d’arte.

Clara Frasson

IL PRESIDENTE DELLA SIERRA LEONE A PUJEHUN

In mezzo a tante fatiche e preoccupazioni, anche qualche piccola, grande soddisfazione. L’altro giorno abbiamo ricevuto la visita del Presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma che ha potuto vedere il nuovo Centro di Isolamento appena ultimato a 5 chilometri da Pujehun.

Era una visita annunciata da giorni e la conferma era venuta dopo i sopralluoghi della sicurezza il giorno precedente. La città era in fermento e qualche buca sulla strada era stata improvvisamente sistemata nella notte. Da parte nostra, abbiamo ultimato i lavori all’impianto idrico nella mattinata. Le senior nurses erano schierate in perfetta uniforme bianca, insieme alle giovani e ai giovani infermieri che sono stati selezionati per lavorare nel Centro. Il Presidente – arrivato in elicottero – si è dedicato per la maggior parte del tempo a incontrare le istituzioni locali e i partner presso gli uffici del District Council di Pujehun e ha effettuato un’unica visita sul campo proprio all’Holding Centre appena ultimato. All’arrivo presso il centro, il Responsabile sanitario del Distretto ha presentato il personale e anche noi del Cuamm, indicando in Clara ‘l’architetto della lotta all’Ebola nel distretto’.
Le sue parole hanno riempito di orgoglio il personale locale che ha davvero tanto bisogno di essere motivato in una battaglia che resta durissima.

Clara Frasson

EBOLA E LA MALEDIZIONE DELLE ALGHE SCURE

Post11FotoLa spiaggia di Aberdeen è una lunghissima fascia rettilinea di sabbia chiara che guarda dritta a occidente, verso l’oceano aperto. È il posto dove ci si reca a comprare il pesce fresco, venduto direttamente dai pescatori che ogni giorno escono in mare su piccole imbarcazione affusolate, sullo sfondo lontani  si stagliano i grossi pescherecci, loro invece gettano una lunga rete sotto costa da nord a sud e raccolgono quello che il mare offre.

Da circa cinque mesi però il mare sembra essersi fatto nemico. La spiaggia è sommersa da mucchi di alghe scure che infestano l’acqua, danneggiano le reti e rendendo scarso il pescato. Samuel, un giovane pescatore, mi racconta quanto sia difficile andare avanti in queste condizioni, già prima il lavoro bastava appena alla sussistenza giornaliera, ora non offre nemmeno quello.

Mi sorge spontaneo un parallelo, tra la maledizione di queste alghe venute dall’oceano e il virus maledetto uscito dalla foresta, comparsi più o meno nello stesso periodo. E penso a come può essere crudele la vita che colpisce, di nuovo, chi è già in ginocchio

Matteo Bottecchia

IL DOPO EBOLA È GIA ADESSO

Il nuovo Holding Centre a Kpanga è ormai quasi pronto. Anche a Zimmi le attività di costruzione continuano. Adesso stiamo finendo la casa per il personale, continueremo con cucina e lavanderia per il centro di salute.
Ogni giorno ci si incontra al District Council con il Distric Ebola Response Centre per decidere un piano di azione e direi che finalmente si riesce a coordinare i vari interventi e a dare risposte immediate alle varie situazioni di emergenza.
Finalmente si comincia a pensare al dopo ebola. Al meeting di stamattina si è discusso su come sensibilizzare autorità e popolazione sull’importanza per le donne di tornare a partorire nelle istituzioni sanitarie, di portare i bambini alle vaccinazioni, al controllo della crescita, alle cure. L’ossessione ebola si sta un po’ attenuando e in questo momento tutte le forze scese in campo per combattere l’ebola dovranno operare per guadagnare nuovamente la fiducia della popolazione. Tutti noi abbiamo avuto paura di svegliarci al mattino con la febbre ma spero che con il tempo questa non sia più la paura di finire in un centro di isolamento ma invece un motivo per farsi curare in una delle unità sanitarie del distretto.

Clara Frasson