EBOLA E LA MALEDIZIONE DELLE ALGHE SCURE

Post11FotoLa spiaggia di Aberdeen è una lunghissima fascia rettilinea di sabbia chiara che guarda dritta a occidente, verso l’oceano aperto. È il posto dove ci si reca a comprare il pesce fresco, venduto direttamente dai pescatori che ogni giorno escono in mare su piccole imbarcazione affusolate, sullo sfondo lontani  si stagliano i grossi pescherecci, loro invece gettano una lunga rete sotto costa da nord a sud e raccolgono quello che il mare offre.

Da circa cinque mesi però il mare sembra essersi fatto nemico. La spiaggia è sommersa da mucchi di alghe scure che infestano l’acqua, danneggiano le reti e rendendo scarso il pescato. Samuel, un giovane pescatore, mi racconta quanto sia difficile andare avanti in queste condizioni, già prima il lavoro bastava appena alla sussistenza giornaliera, ora non offre nemmeno quello.

Mi sorge spontaneo un parallelo, tra la maledizione di queste alghe venute dall’oceano e il virus maledetto uscito dalla foresta, comparsi più o meno nello stesso periodo. E penso a come può essere crudele la vita che colpisce, di nuovo, chi è già in ginocchio

Matteo Bottecchia

IL DOPO EBOLA È GIA ADESSO

Il nuovo Holding Centre a Kpanga è ormai quasi pronto. Anche a Zimmi le attività di costruzione continuano. Adesso stiamo finendo la casa per il personale, continueremo con cucina e lavanderia per il centro di salute.
Ogni giorno ci si incontra al District Council con il Distric Ebola Response Centre per decidere un piano di azione e direi che finalmente si riesce a coordinare i vari interventi e a dare risposte immediate alle varie situazioni di emergenza.
Finalmente si comincia a pensare al dopo ebola. Al meeting di stamattina si è discusso su come sensibilizzare autorità e popolazione sull’importanza per le donne di tornare a partorire nelle istituzioni sanitarie, di portare i bambini alle vaccinazioni, al controllo della crescita, alle cure. L’ossessione ebola si sta un po’ attenuando e in questo momento tutte le forze scese in campo per combattere l’ebola dovranno operare per guadagnare nuovamente la fiducia della popolazione. Tutti noi abbiamo avuto paura di svegliarci al mattino con la febbre ma spero che con il tempo questa non sia più la paura di finire in un centro di isolamento ma invece un motivo per farsi curare in una delle unità sanitarie del distretto.

Clara Frasson