Un paese fermo per il Natale

Post17_per le strade della sierraleoneNatale appena passato, ci mettiamo in viaggio dall’ospedale in cui opera Medici con l’Africa Cuamm a Pujehun verso Freetown. Il resto del paese è fermo. Dal 24 dicembre i veicoli commerciali non possono circolare, ovvero nemmeno i mezzi di trasporto con i quali la popolazione normalmente si reca in visita alle famiglie nei periodi di festa.
Chi ha potuto ha preso giorni di ferie a sufficienza ed è partito prima dello stop, gli altri restano dove sono.
Nei distretti più colpiti dall’Ebola non si esce nemmeno di casa e ovunque le celebrazioni religiose del Natale sono ridotte al minimo, consentite con riluttanza.
Il governo della Sierra Leone cerca anche in questo modo di limitare la diffusione del virus, misure drastiche contro la paura che il desiderio di vedere i propri cari dia modo all’epidemia di riprendere vigore nelle aree dove sta lentamente scemando.

Matteo Bottecchia

RICONQUISTARE LA FIDUCIA

Post16_Donne_inattesadellavisitaNonostante la difficile posizione geografica, (confinante con Liberia, Kenema e Bo) Pujehun è uno dei distretti che è riuscito a controllare al meglio l’epidemia e il nostro modello di intervento sarà adottato anche dagli altri. L’epidemia ha visto la notevole riduzione degli interventi preventivi e curativi. Ora, è necessario riavere la fiducia della gente, soprattutto delle fasce a rischio (donne e  bambini). Per qualche mese la popolazione terrorizzata non ha più portato i bambini nelle strutture sanitarie per misurare il peso, per fare le vaccinazioni e per i trattamenti. Anche molte donne in gravidanza hanno preferito non sottoporsi a visite prenatali e al parto assistito.
Medici con l’Africa Cuamm ha ripreso l’attività sul territorio, un team di giovani locali (sponsorizzati da noi) sta facendo una campagna di sensibilizzazione nelle 12 chiefdome e nei villaggi per persuadere la popolazione sull’importanza di tornare a usare i servizi sanitari. Purtroppo in questi ultimi giorni sono aumentate le morti materne, in pediatria cominciano ad arrivare bambini con malnutrizione grave e ci si aspettano epidemie di morbillo, febbre gialla ecc. per la mancata vaccinazione dei bimbi. Adesso è urgente investire risorse nel “dopo ebola” e sul ritorno alle normali attività sanitarie. È una seconda emergenza che vedrà campagne di vaccinazioni, attività fuori dalle unità periferiche di salute direttamente nei villaggi, con impiego di risorse umane e finanziarie. La maggioranza del personale sanitario impiegato nei servizi territoriali è di volontari (che non ricevono salario) e come sarà possibile motivarlo? Sembra sia passata una guerra e tutti sappiamo che il ritorno alla normalità sarà lento e graduale.

Clara Frasson

GLI EBOLA FIGHTERS DI PUJEHUN

Momodu con Chiara e Matteo

Momodu con Chiara e Matteo

Qui a Pujehun arriva la notizia che anche noi siamo “Person of the year 2014”, insieme a tanti altri  Ebola fighters. “Non è l’arma scintillante a combattere la battaglia, ma il cuore del guerriero” riporta la motivazione di Time. Certo un riconoscimento che rende orgogliosi e motiva. Ma se parliamo di combattenti, io vi voglio raccontare di Momodu. Dal 2008 Momodu è l’autista delle ambulanze dell’ospedale di Pujehun dove lavora il team di Medici con l’Africa Cuamm. Ha 30 anni, è nato a Zimmi e poi si è trasferito nella cittadina rurale di Pujehun. Ha 18 fratelli, 12 maschi e 6 femmine, stesso padre e due madri diverse. Anche lui ha due mogli e 3 figli: 3 anni il più grande, sei mesi il più piccolo.

Il padre era autista di mezzi commerciali e così anche Momodu ha intrapreso la stessa attività del padre, abbandonando gli studi dopo la seconda superiore. Quando ha avuto la possibilità di diventare autista di ambulanza, assunto dal Governo, ha accettato subito.

L’ho conosciuto a marzo quando sono arrivata a Pujehun perché guidava l’ambulanza dell’ospedale materno infantile gestito dal Cuamm. Sempre sorridente, solare, e pronto a salire in ambulanza in qualsiasi momento per andare a prendere le donne da trasferire urgentemente in ospedale.
Con l’emergenza ebola, Momodu ha iniziato a guidare con dedizione  l’ambulanza adibita al trasporto dei soli pazienti positivi
 , spostandosi senza sosta per tutto il distretto. Continua a leggere