PRONTI PER INIZIARE

Schermata 2014-11-04 alle 19.24.34Anche se stanchi stiamo bene e stiamo partendo con le nuove attività previste. Per il momento la situazione è tranquilla. Due nuovi sospetti (uno ricoverato nell’holding centre di Pujehun ed un altro paziente ricoverato a Jendema e inviato direttamente a Kenema), sono risultati negativi.
Siamo stati a Kpanga dove dovrà sorgere il nuovo centro di isolamento, misurato l’area, e da domani inizierà la ristrutturazione della casa che è stata affittata per un anno  e che sarà adibita all’alloggio dello staff. Con la mediazione delle autorità locali l’area verrà livellata con un caterpillar e fatto questo noi siamo pronti per iniziare.

La costruzione di questo nuovo centro di isolamento a 5 km dall’ospedale è davvero molto importante. Serve per mettere maggiormente in sicurezza l’ospedale e vincere la paura della gente, favorendo la ripresa dell’attività sanitaria ordinaria. Dobbiamo assolutamente dare segnali concreti di fiducia, perché le mamme possano tornare a partorire in ospedale e non morire a casa per paura.

Clara Frasson

SUARÈ, UN VOLTO NEL BUIO

CatturaSuarè è una montagna d’uomo, uno al quale potresti chiedere di sollevare un fuoristrada e lo farebbe senza il minimo sforzo. L’unico che durante il digiuno del ramadan trovasse le energie per fare ancora attività fisica. Quando l’ho incontrato la prima volta era buio, dal sedile dell’auto dov’ero seduto non distinguevo il suo viso mentre lui discuteva con Clara. Ho voluto vederlo, stabilire un contatto, ho acceso la luce, l’ho salutato e mi sono presentato.

21 giorni, una vita messa in pausa in attesa di un verdetto che liberi o condanni.
Il verdetto è arrivato, ebola ha preso anche lui
Matteo Bottecchia

UN GRANDE DOLORE

CatturaSperavo davvero che tutto il nostro staff locale ne potesse uscire indenne e invece anche a Pujehun abbiamo avuto due perdite.
Noi stiamo bene, non abbiamo avuto contati diretti e per noi non c’è rischio. Ma il dolore è grande. Cosa dire? Ognuno di loro lascia famiglia, figli, progetti.

Suarè l’ultima volta che l’avevo incontrato a Bo stava costruendo la sua nuova casa (badile e piccone in mano). Cosa possiamo fare noi per sostenere le loro famiglie?

Per il resto il lavoro continua. A Zimmi i contact tracers lavorano bene, il problema è a Pujehun dove ci è stato chiesto di formare altri 100 contact tracers e di supportarli per 3 mesi. È un impegno grande , dovremmo seguirli passo passo…. ma questo è l’unico vero modo per arginare i contatti e fermare l’epidemia….

Un saluto a tutti voi.

 

Clara Frasson

Ebola: dietro le statistiche

Post5Foto La stagione delle piogge sta volgendo al termine, lancia le ultime grida rabbiose prima di cedere il passo alla stagione secca. Un acquazzone improvviso si riversa violento sulla città, le strade trasformate in canali gonfi d’acqua che trascinano giù verso il mare pietre e rifiuti.
La stagione delle piogge è un periodo difficile per chi si occupa di sanità in Sierra Leone, particolarmente nei distretti periferici come Pujehun. Può capitare nel nostro paese che una pioggia troppo intensa mandi in tilt per qualche ora il sistema ferroviario o causi problemi alla viabilità delle città per una mezza giornata. In Sierra Leone la stagione delle piogge è per molti la barriera tra la malattia e le opportunità di cura, blocca le persone, impedisce gli spostamenti per giorni.
Ora la stagione delle piogge sta finendo, ma molti ancora non torneranno a farsi curare nelle strutture sanitarie. La paura del contagio è forte e diffusa, così anche la paura di scoprirsi malati d’ebola e delle conseguenze che ciò comporta. Tutti quelli che si nascondono a casa, e a casa muoiono, a fatica entrano nelle statistiche e le cifre drammatiche, regolarmente pubblicate dall’Oms, sono solo una parte della realtà.

Matteo Bottecchia

Un nuovo centro di isolamento

Post4Foto (1) La situazione è per il momento sotto controllo, gli ultimi quattro casi ricoverati nell’holding centre (centro di isolamento) di Pujehun hanno dato risultato negativo. A Zimmi, il giovane di 13 anni trasferito ieri a Kenema è purtroppo deceduto. Non ci sono nuovi casi, nemmeno a Dumagbe. A Medici con l’Africa Cuamm è stato affidata la costruzione e la gestione del nuovo centro di isolamento a circa 5 km d Pujehun, quello dell’ospedale rimarrà centro di isolamento per malattie contagiose quali colera e febbre di  lassa.

Questa nuova attività richiede un notevole impegno in termine di  risorse finanziarie e umane. Abbiamo bisogno di tanto aiuto, da parte di tutti….

Clara Frasson

Per sostenere l’impegno di Medici con l’Africa Cuamm in Sierra Leone

http://www.mediciconlafrica.org/donazioni/

Freetown, Ebola è anche qui

Post3_FotoFreetown, un milione di abitanti, la città si solleva dalle acque scure dell’Atlantico e si arrampica disordinata sui colli che la circondano e le fanno da cornice.
La conquista di terreno non ha ancora raggiunto la cima delle alture. E nemmeno la città ha iniziato la vertiginosa sfida alle altezze con l’architettura verticale che già caratterizza molte metropoli africane. A Freetown prevalgono ancora edifici bassi e un tessuto urbano frastagliato, in un dedalo di vie complicate e stili architettonici difformi.
All’occhio di uno straniero la vita della città sembra proseguire nel consueto, quotidiano, industrioso caos. Ebola è qui, da alcune settimane la Western Area che comprende Freetown è uno dei tre hot spot dell’epidemia. C’è la paura del virus e c’è il bisogno di andare avanti, la vita non si può fermare: i muratori innalzano nuovi edifici, un fila di mattoni dopo l’altra, le sartorie sfornano abiti nuovi, i commerci proseguono nelle strade del centro, brulicanti di piccole rivendite, di ambulanti e di un incessante viavai.
Per molti la scelta è tra continuare a lavorare o essere travolti dall’indigenza e così la costante congestione di Freetown sfida Ebola e la sua abilità di muoversi veloce tra la gente.

Matteo Bottecchia

Un lavoro senza sosta

Post2_FotoQui a Pujehun il lavoro continua senza sosta. Attualmente tra Pujehun e Makpele ci sono circa 900 persone in quarantena e continua il monitoraggio giornaliero da parte dei team di supervisione appositamente formati. Le normali attività sono a regime ridotto, purtroppo le mamme e i bambini preferiscono morire a casa, gli ospedali e i centri sanitari sono praticamente vuoti. Si tenta di ristabilire un sistema di intervento: cliniche mobili con vaccinazioni, visite prenatali e dei bambini sotto i 5 anni, supervisione dei 75 centri periferici del distretto per valutare i problemi e le possibili attività. Andiamo avanti spinti dalle solite grandi domande: come aiutare i più deboli? Chi non sa ancora mettere una firma o chi nasce o muore e non viene registrato in nessuna anagrafe? Dove sono scritti i diritti di questa povera gente?

Clara Frasson

L’arrivo in Sierra Leone

E’ un paese disorientato quello che mi accoglie all’arrivo, in un aeroporto deserto. la presenza di Ebola si legge fin dai primi passi fuori dallo scalo. Vengo accolto da acqua clorinata per lavarsi le mani, materiale informativo sull’infezione, check point sanitari appena dopo i controlli doganali. La macchina della prevenzione al primo impatto pare ben rodata funzionante, ma resta nell’aria una sensazione d’attesa, di timore e incertezza. l’infezione ha trovato una breccia tra le ferite di un paese sovrastato da problemi profondi, con un sistema sanitario fragile e impreparato ad un compito così grande come combattere quest’epidemia senza precedenti. Sono donne e uomini forti e motivati quelli che stanno portando avanti la quotidiana battaglia contro il virus ma ogni giorno si confrontano con enormi difficolta tecniche. Clara che è gia’ da tempo in Sierra Leone mi ha detto che è molto peggio nelle aree più periferiche come Pujehun, dove le vie di collegamento tra una miriade di piccoli centri sparsi sul territorio sono al limite della praticabilità. In questa foto che ha mandato qualche giorno fa si vede bene cosa voglia dire combattere l’Ebola in queste condizioni: il materiale di trattamento e di protezione per il Centro di Salute di Zimmi , il più vicino all’attuale focolaio d’ebola, arriva solo attraversando il fiume Moa a bordo di una barca a remi.

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Sembra una lotta impari, quella tra la rapidità di diffusione del virus e la lentezza a cui si è costretti anche fornire servizi sanitari di base. Il grande rischio è che l’apparente insormontabilità degli ostacoli porti rassegnazione. Vorrebbe dire un’altra porta aperta per Ebola…

Matteo Bottecchia

IL DOPO EBOLA È GIA ADESSO

Post10FotoIl nuovo Holding Centre a Kpanga è ormai quasi pronto. Anche a Zimmi le attività di costruzione continuano. Adesso stiamo finendo la casa per il personale, continueremo con cucina e lavanderia per il centro di salute.

Ogni giorno ci si incontra al District Council con il Distric Ebola Response Centre per decidere un piano di azione e direi che finalmente si riesce a coordinare i vari interventi e a dare risposte immediate alle varie situazioni di emergenza.

Finalmente si comincia a pensare al dopo ebola. Al meeting di stamattina si è discusso su come sensibilizzare autorità e popolazione sull’importanza per le donne di tornare a partorire nelle istituzioni sanitarie, di portare i bambini alle vaccinazioni, al controllo della crescita, alle cure. L’ossessione ebola si sta un po’ attenuando e in questo momento tutte le forze scese in campo per combattere l’ebola dovranno operare per guadagnare nuovamente la fiducia della popolazione. Tutti noi abbiamo avuto paura di svegliarci al mattino con la febbre ma spero che con il tempo questa non sia più la paura di finire in un centro di isolamento ma invece un motivo per farsi curare in una delle unità sanitarie del distretto.

Clara Frasson